domenica 7 ottobre 2012

Vado a fare la segretaria o a fare la paziente di uno psicologo?

Ho da poco trovato un lavoretto, il classico contratto a progetto, da rinnovare fino a che è possibile poi "arriverderci e grazie", dove devo stare sempre in campana. A dire il vero, e con mio grande stupore, LUI dopo poco ha subito iniziato a farmi un prospetto per l'assunzione definitva, che non avverrà prima di un annetto naturalmente. Sul momento non capivo, sembrava che fossi l'unica candidata ... ma poi ho capito che tutte le altre scappavano a gambe levate!!
Comunque per il solo fatto di aver trovato un lavoro dovrei esultare di gioia, visti i tempi non facili, il modo di fare del mio capo mi da fastidio, c'è qualcosa che rende tesa e nervosa non solo durante le ore di lavoro, ma anche dopo.

Il mio compito sarebbe quello di una segretaria con mansioni forse un poco più allargate, lavoro che non ho mai fatto e di cui devo imparare tutte le procedure "standard" più quelle personali del mi capo, che non sono poche e sono pure fantasiosi. Per farlo in mio datore di lavoro mi è sempre alle costole e fino a qui non ci sarebbe niente di grave, se devo imparare è logico che ci sia accanto a me qualcuno che mi insegni, ma il problema è proprio LUI. Posso passare sopra il suo credersi un Dio, molti dei miei parenti sono degli Dei, posso passare sopra il linguaggio scurrile, posso passare sopra il fatto che per scrivere "ciao come stai" ci si impiega mezza ora perché lui ogni cinque minuti ti arriva con una frase nuova, una nuova cosa da dire, un commento da fare, ... Posso pazientare sul suo perdere tempo perché mentre fa un discorso ne inizia altri venti ... e poi si lamenta che lui non ha tempo da perdere e con il lamentarsi e raccontare di chi in passato gli ha fatto perdere tempo si perde altro tempo prezioso ... un circolo vizioso sulla perdita di tempo ....
Quello su cui non mi riesce passare sopra è il suo volermi psicoanalizzare. Non tollero che lui voglia dirmi chi sono senza sapere niente della mia vita, che io mi guardo bene dal raccontargli. Quando vado da lui non faccio altro che misurare le mie parole, i miei sguardi, i miei commenti, perché so che lui si appiglia a tutto pur di farmi un quadro psicologico. Naturalmente anche questa mia chiusura nei suoi confronti per lui è materiale prezioso dato che mi ha già bollato come una "autorepressa" ...Se lui mi fa delle allusioni che potrebbero pensare che io ho passato il fine settimana a sbattermi con tutti e con tutto io non muovo un ciglio, non ammetto, non nego, non mi arrabbio, ... resto impassibile e gli lascio credere quello che vuole. Tanto se gli dico che in questo periodo non ho nessuno da sbattermi mi verrebbe fuori con un quadro psicologico sulla mia pessima autostima, senza considerare che forse sono una persona a cui non piace fare sesso a caso. Quindi passo delle ore a cercare di capire come funziona il lavoro da LUI svicolando, driblando e schivando tutte le frasi, domande, allusini che lui mi fa di proposito per provocarmi e tirarmi fuori qualcosa che io non voglio tirare fuori. Ogni tanto qualcosa mi scappa, ma ho deciso di continaure sulla linea dell'"autorepressa".

Un altro problema è che a lavoro sono sola con lui, non ho uno straccio di collega con cui interagire. Nei precedenti lavori o ero completamente sola, quindi niente collega e niente capo che veniva solo ogni tanto per controllare il mio operato, o c'erano dei colleghi con i quali dialogare e sfogarsi. Penso che sia umano, ed a volte pure necessario, avere qualcuno con cui parlare male di altre persone. In ambito lavorativo fa comodo avere un collega con il quale sfogarti e dire "oggi il capo mi ha stressato!! Oggi il capo ha preteso la luna nel pozzo" ... Io non dico che tutti i giorni si debba malignare sui superiori o mettere in giro cattive voci su di loro, ritengo però che sia utile sfogarsi almeno verbalmente con qualcuno. Qui non posso perché non ho colleghi con i quali lavoro ed i pochi altri che lavorano per LUI in altre mansioni hanno talmente bisogno di lavorare che mi sono messa in testa siano delle spie, in un paio di occasioni, soprattutto con la collagha più vispa, ho avuto la sensazione che le domande che mi venivano rivolte non fossero mirate a stringere amcizia, a conoscerci meglio, ma a stendere un rapporto su di me da passare al capo.
Lo so, sono paranoica, ma che ci posso fare?
Quindi le poche volte che parlo con gli altri continuo a misurare le parole, continuo a vagliare le loro domande per cercare di capire se sono sincere o se invece si stanno ingraziando LUI. Quando hai un mutuo da pagare e tu sei l'unica fonte di reddito, quando da quel lavoro dipende il tuo permesso di soggiorno posso capire che tu sia disposto a tutto pur di non perderlo. Io però non sono disposta a dare loro vita facile.

In questi giorni ho capito perché mi ha presa subito a lavoro, perché non c'erano altre pesone da controllare, ... perché a parte le persone che hanno un disperato bisogno di quel lavoro le altre lo mollano, scappano incuranti del fatto che stanno lasciando un lavoro a mezzo.

I miei mi hanno già detto che se voglio posso smettere di lavorare da lui sedutastante ... e visto e considerato che sono ancora a carico loro dato che non ho reddito, vuole dire che anche loro hanno visto che i miei non sono capricci. Io ho deciso, per puro orgogno personale, che porterò a termine questo lavoro, a meno che non succeda qualcosa di grave prima, ma se le cose non cambiano da qui ad un paio di mesi io il contratto non lo rinnovo.
I miei hanno detto che la salute viene prima di tutto, anche loro hanno lavorato alle dipendenze di qualcuno e sanno che quando vai a lavoro non sei mai tranquillo, che il capo perfetto non esiste, ... ma a tutto c'è un limite. Se il lavoro mi deve stressare meglio stare a casa ...